
Economia dei dati: come la regolazione della data economy influenzerà le imprese europee
16/04/2025In un contesto economico in cui la digitalizzazione permea ogni aspetto della vita aziendale, la cyber resilience è diventata una priorità strategica. Il rischio cyber non riguarda più solo i reparti IT, ma coinvolge la governance, la continuità operativa e la fiducia di clienti e partner. Le aziende che intendono rimanere competitive nel 2025 devono integrare la sicurezza informatica nella propria strategia complessiva, superando la logica difensiva per adottare un approccio proattivo e resiliente.
L’evoluzione del rischio cyber nel 2025
Gli attacchi informatici si sono evoluti per sofisticazione, frequenza e finalità. Ransomware, phishing mirato, data breach — minacce trattate anche nell’articolo Proteggere le PMI dai ransomware — e attacchi supply chain sono ormai all’ordine del giorno, spesso facilitati da vulnerabilità nella digitalizzazione dei processi e dall’uso esteso di tecnologie cloud e IoT, come discusso anche nell’articolo Digitalizzazione e cybersecurity per le PMI. Nel 2025, le minacce non riguardano solo il furto di dati, ma anche l’interruzione delle attività operative e la compromissione della reputazione aziendale.
L’adozione di normative più stringenti, come il nuovo Regolamento europeo sulla cybersecurity per le imprese (NIS2), impone alle aziende un cambio di paradigma: non basta più proteggere i sistemi, ma è necessario dimostrare capacità di risposta, ripristino e adattamento continuo.
I pilastri della cyber resilience
La cyber resilience non si limita alla prevenzione degli attacchi, ma comprende l’intero ciclo di gestione del rischio informatico. I pilastri fondamentali sono:
- Prevenzione: aggiornamento costante dei sistemi, gestione delle vulnerabilità, formazione del personale e segmentazione delle reti.
- Rilevamento: sistemi di monitoraggio avanzati, intelligenza artificiale e analisi comportamentale per identificare tempestivamente anomalie.
- Risposta: piani di incident response ben definiti, team dedicati e simulazioni periodiche per testare la reattività dell’organizzazione.
- Recupero: strategie di business continuity e disaster recovery per ridurre al minimo l’impatto operativo e ripristinare rapidamente le funzioni critiche.
Nel 2025, tutto ciò deve essere supportato da una governance solida e da un coinvolgimento trasversale delle funzioni aziendali.
Soluzioni tecnologiche e approccio strategico
Le aziende possono rafforzare la propria cyber resilience adottando tecnologie specifiche, come:
- Zero Trust Architecture, che elimina il concetto di perimetro fidato e verifica costantemente utenti e dispositivi.
- Security Information and Event Management (SIEM), per la raccolta e analisi centralizzata dei log.
- Extended Detection and Response (XDR), che unifica i dati di sicurezza da diversi punti dell’infrastruttura.
- Soluzioni di backup cifrato e immutable storage, per proteggere i dati anche in caso di compromissione.
Ma la tecnologia non basta: la cyber resilience è prima di tutto un tema culturale. Serve un impegno costante da parte del top management, una comunicazione chiara dei rischi e l’adozione di indicatori per misurare la maturità della postura di sicurezza.
Verso una cultura della resilienza digitale
Essere cyber resilienti significa prepararsi al peggio senza compromettere la continuità del business. Le aziende che sapranno integrare sicurezza, innovazione e capacità di adattamento saranno anche quelle più capaci di affrontare la complessità dell’economia digitale.
Nel 2025, la vera differenza non la farà chi evita ogni attacco, ma chi saprà reagire con lucidità, ridurre l’impatto e ripartire più forte di prima.
Ludovico De Tomi è un esperto in finanza aziendale e sostenibilità, con anni di esperienza nel supportare le imprese nell’ottimizzazione dei processi e nella gestione efficiente delle risorse.




